Intervista a Corrado Accordino

Corrado Accordino

Indosserà i panni di D’Artagnan al Teatro Libero fino all’11 maggio, poi si sposterà nell’altra sua casa, al Teatro Binario 7 di Monza, dove sarà in scena dal 15 al 18 maggio.

Un personaggio che Corrado Accordino ha nel cuore fin dall’infanzia e che ora è riuscito a portare sul palco grazie al monologo da lui stesso scritto, diretto e interpretato (leggi la recensione dello spettacolo).

La redazione di MilanoTeatri.it ha intervistato in esclusiva l’attore brianzolo per conoscere meglio il suo D’Artagnan e scoprire i prossimi progetti.

Perché hai deciso di portare sul palco un personaggio come il moschettiere guascone?
Prima di tutto perché mi piace moltissimo Dumas, secondo perché è legato ai miei ricordi d’infanzia quando a carnevale mi vestivo da moschettiere e poi, il motivo più importante, perché nella mia esplorazione drammaturgica cerco sempre dei personaggi che siano un ponte con l’attualità. Alcuni valori dei moschettieri come la lealtà e il senso del coraggio sono fondamentali oggi che viviamo un periodo di disgregazione dove non esiste un senso d’appartenenza.

C’è un D’Artagnan nei giorni nostri?
No, anzi vedo molti più Richelieu, uomini che lavorano nell’ombra. Non trovo quella lealtà anche un po’ arrogante, ma fedele che contraddistingueva i tre moschettieri e D’Artagnan, quattro uomini pronti a sovvertire il mondo insieme. Oggi non esistono uomini così affidabili, difficilmente uno rischierebbe la vita per qualcun altro.

La scenografia cosa rappresenta?
Sono delle lame che scendono dal cielo richiamando una spada ma che formano dei vortici di pensiero. Una scelta astratta perché io volevo fare un monologo di pensiero e suggestione poetica, non mi serviva un luogo scenico visivo.

Mentre come ti è venuta l’idea di alternare parti del monologo a spezzoni un po’ più leggeri?
So di aver stravolto molto la storia originale dei tre moschettieri di cui c’è solo un’eco all’inizio. Così ho voluto smorzare il monologo creando i personaggi di due spettatori ideali perché mi piaceva l’idea di parlare con la voce del pubblico accompagnandolo nelle sue perplessità ma anche nella lettura di quello che stavano vedendo.

Quanto è importante la musica nei tuoi spettacoli?
Musica e luci per me sono fondamentali. La luce in teatro è paragonabile all’inquadratura nel cinema e mi apre il campo emotivo su cui appoggiare lo sguardo. La musica è importante a livello interpretativo perché accompagna l’emotività dell’attore e apre dei paesaggi sentimentali allo spettatore a volte anche col paradosso come è stata la scelta di chiudere D’Artagnan con la sigla di Cristina D’Avena. Dopo un monologo sull’etica ho voluto dare un tocco di autoironia. 

Verso la fine del monologo dici che vuoi scrivere uno spettacolo su Caravaggio, ci stai lavorando davvero?
Ci sto lavorando perché è un personaggio che mi appassiona. Mi piacciono molto le figure un po’ contraddittorie e oscure. Ho fatto un lavoro su Hemingway proprio per questo motivo, stesso dicasi per Dostoevskij.

Sei direttore artistico del Teatro Binario 7 e co-direttore del Teatro Libero. Come sono andate le stagioni che stanno per concludersi?
Al Teatro Binario 7 benissimo, probabilmente la migliore degli ultimi dieci anni. Al Libero sono co-direttore da due anni e questa stagione è stata meglio di quella passata. Il pubblico sta crescendo e mi sembra che il Libero sia un modello d’ispirazione interessante rispetto a molti altri teatri perché ci sono nove compagnie che collaborano nella gestione di questo teatro con una direzione riconosciuta a me e a Corrado D’Elia.

Finito D’Artagnan quando rivedremo un tuo lavoro?
Sto preparando uno spettacolo comico con Silvana Fallisi, la moglie di Aldo Baglio (di Aldo, Giovanni e Giacomo ndr) poi sto pensando alle prossime stagioni però è tutto ancora in cantiere, ora ho troppo sulla pelle D’Artagnan.

 

Ringraziamo Corrado Accordino, il Teatro Libero e la Compagnia La Danza Immobile per la disponibilità.

 

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