Intervista: Compagnia Eco di Fondo

Dal 6 all’11 febbraio sarà in scena al Teatro Elfo Puccini la personale della Compagnia Eco di Fondo con tre spettacoli in programma: La Sirenetta (6-7 febbraio), Orfeo ed Euridice (8 e 9), O.Z. Storia di un’emigrazione (10 e 11). Valentina Dall’Ara ha avuto il piacere di intervistare Giacomo Ferraù e Giulia Viana proprio durante l’allestimento del loro primo spettacolo in scena.

La vostra compagnia si chiama Eco di Fondo, un nome molto bello, evocativo e romantico. Da dove deriva questa scelta?

Giacomo Ferraù: la scelta del nome è un momento delicato che penso debbano affrontare tutte le compagnie. È come decidere che nome dare al proprio figlio. Il nome rappresenta in fondo quello che vuoi esprimere e lo decidi nel momento in cui pensi a cosa vuoi essere. È quindi molto emozionante.
La radiazione cosmica di fondo, che in gergo non tecnico viene semplificata in eco di fondo, è un’eco rimasta nell’universo dopo il big bang, è la traccia sensibile che, da qualche parte all’inizio dei tempi, c’è stato un evento di una densità talmente alta che ha provocato tutta la bellezza che vediamo intorno. È il mistero della bellezza, tema su cui anche il teatro s’interroga da sempre. Il teatro permette allo spettatore di assistere in un tempo microscopico della sua vita a un avvenimento ad alta densità; quello che poi si va a misurare è quell’eco che rimane nell’animo di chi ha assistito allo spettacolo. La bellezza del teatro è che tutto succede nel qui e nell’ora, accade proprio in quel momento di fronte agli spettatori. Ci sembrava quindi bella questa similitudine: il teatro porta con se’ questa grossa sfida, di concentrare tutto in un momento piccolissimo di densità altissima. E sperare che quell’eco sia un’esplosione anche nel cuore degli spettatori.

Bello, romantico e giusto per voi!
La vostra natura è duplice, vi occupate di prosa per adulti e per l’infanzia, affrontando forti tematiche sociali, e poi anche di opera lirica. Perché questa scelta?

Giacomo Ferraù: Abbiamo all’attivo due regie di opera lirica, stiamo cominciando a lavorare in questo ambito, è la più recente tra tutte le nostre attività.
Abbiamo fatto un bel debutto al Festival della Valle d’Itria, festival meraviglioso, tra i più importanti in Italia. È stata una bella scommessa fatta su di noi ed è andata bene. Non l’avevamo preventivata, è arrivata questa grossa sfida che, al contempo, si è rivelata essere un bellissimo regalo. Da parte nostra, infatti, abbiamo sempre avuto un forte amore nei confronti della musica ma non ci saremo mai azzardati a proporci da soli. Il fatto che ci sia stato commissionato il primo lavoro ha sbloccato molte cose, anche forse una timidezza di cui non ci vergogniamo ma che fa parte del nostro percorso.
Prima del Festival di Valle d’Itria ci siamo trovati a dover unire tre madrigali di Monteverdi in un unico spettacolo. Questo ci ha stimolato tantissimo e l’approccio lavorativo è stato – sembra assurdo – molto simile al nostro modo di fare prosa, ovvero avvicinarci con assoluto rispetto a quello che è l’opera: l’opera esiste già prima di te, è necessario capire cosa dice alla tua anima e interpretarla. Dopo questo primo impegno è arrivata una nuova commissione per bambini, un’opera kids, la Carmensita, liberamente ispirata a Carmen di Merimée e Bizet. Questo spettacolo ci ha permesso di portare nel mondo dell’opera un pezzettino di quella che è la nostra esperienza con il teatro per l’infanzia. Il nostro essere un po’ ibridi è in parte frutto di una riflessione che matura di pari passo con quello che ci accade, poi aggiungiamo molto istinto e desiderio. Quello che muove il nostro teatro è, infatti, il desiderio, la necessità. Ci siamo trovati a desiderare di parlare con i ragazzi perché sono chiamati a rappresentare il domani. Il teatro per i ragazzi nasce da questo. Noi lo chiamiamo ‘spettacolo famiglia’, un po’ come si dice per i film. Partiamo da metafore, miti, fiabe che, attraverso un modello/archetipo, si confrontano con temi di attualità su cui i ragazzi stanno già riflettendo perché bombardati d’informazioni nel quotidiano. Il dibattito poi è complementare allo spettacolo: è il momento della sedimentazione in cui i ragazzi si confrontano con noi e tra di loro; è il momento più bello perché i ragazzi sviluppano un pensiero totalmente autonomo, lo spettacolo è lo spunto, il punto da cui dovrebbe diramarsi poi la riflessione. A volte ci capita che vengano fatte domande talmente specifiche che aprono nuovi punti di riflessione e spunti per nuovi spettacoli.

Giulia Vania: dopo la visione di Orfeo ed Euridice ci è capitato che un ragazzo chiedesse “Perché ci raccontate una storia di un omicidio?” In questo caso c’era l’interpretazione di un ragazzo che aveva ascoltato informazioni rispetto al caso Englaro e le aveva riportate, riconoscendo nello spettacolo un omicidio. Se non ci fosse stata quella domanda non si sarebbe aperto un grandissimo dibattito tra tutti gli altri suoi compagni che invece avevano opinioni differenti.

Una domanda un po’ delicata: avete avuto delle reazioni ostili nei confronti dei vostri spettacoli? Penso a La Sirenetta che tratta un tema molto delicato, l’omosessualità adolescenziale.

Giulia Viana: trattando delle tematiche molto urgenti e sulle quali si dibatte parecchio, sappiamo che è possibile incontrare opinioni divergenti dalla nostra. Ad esempio, avevamo organizzato una replica de La Sirenetta per le scuole e alcuni genitori non hanno permesso ai loro figli di vedere lo spettacolo perché avevano semplicemente letto la trama. Consideriamo questa un’azione assolutamente ostile perché se i genitori avessero visto lo spettacolo si sarebbero probabilmente resi conto che quello di cui parliamo è molto più ampio, non è soltanto legato alla questione della sessualità e comunque, in ogni caso, non c’è nulla di male o di sbagliato nel dare voce a lettere di ragazzi che si sono tolti la vita.
Poi, prima di una replica di O.Z. storia di un’emigrazione ci è capitato di sentire un’insegnante dire “Speriamo non sia uno dei soliti spettacoli buonisti”. Anche questo è stato un campanello d’allarme; la stessa insegnante si è, alla fine, ricreduta guardando lo spettacolo.
Ci sono, è vero, delle reazioni ostili ma ci aiutano a renderci conto del momento in cui siamo e a essere sempre a contatto con la realtà.

Giacomo Ferraù: Abbiamo in questi anni avuto anche molto sostegno da parte di enti, teatri e singole persone. Ad esempio abbiamo il patrocinio di Amnesty International per gli spettacoli La Sirenetta e O.Z. storia di un’emigrazione. Ottenere un patrocinio significa anche avere qualcuno che controlla e guarda la qualità dei contenuti, capendo se quello che dici può avere un raffronto effettivo con la realtà. È un confronto continuo. Abbiamo poi conosciuto singole persone: durante lo spettacolo Orfeo ed Euridice abbiamo incontrato Beppino Englaro, per fare un esempio. Anche se lo spettacolo è già nato, avere un incontro con persone come lui cambia inevitabilmente e radicalmente il modo di affrontare il testo.
Grazie ai teatri Campo Teatrale ed Elfo Puccini – che sono nostri interlocutori e amici che ci sostengono – abbiamo avuto la possibilità di presentare i nostri lavori a un pubblico campione di ragazzi in modo da avere la possibilità di avere subito riscontro su alcuni aspetti prima di arrivare al pubblico vero e proprio. È un dialogo continuo, una prova aperta durante la costruzione dello spettacolo che sottoponiamo anche a esperti nei vari ambiti: cerchiamo un esperto del settore, un esperto di musiche, uno di video e tutte le loro reazioni e consigli confluiscono nella costruzione della versione che va in scena. Tra le persone che hanno messo in campo la loro esperienza ci sono stati con Arturo Cirillo, César Brie, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, la compagnia Fattoria Vittadini. Continuiamo a chiedere aiuto ai maestri che fanno crescere il nostro lavoro. Studiando con loro ci permettono una crescita personale grande e veloce.

eco di fondoQual è il vostro “spettacolo del cuore”?

Giacomo Ferraù: ti rispondo in due modi. Rispetto ai nostri spettacoli, sono “figli”, è come chiedere a un genitore di sceglierne uno. Ognuno di noi poi magari ha uno spettacolo a cui è più affezionato. Cerchiamo comunque di tutelare sia gli spettacoli che hanno girato molto difendendoli e permettendogli di avere ancora una vita e una crescita, sia i nuovi prodotti che sono i nuovi figli verso i quali naturalmente ti viene spontaneo dare maggiori attenzioni.
Di “padri” invece, ovvero di spettacoli che abbiamo visto, ne abbiamo veramente tanti, sicuramente ci sono quelli dei maestri che abbiamo citato con cui abbiamo una vicinanza tematica, affettiva e personale. Parlano nel modo in cui anche a noi piacerebbe parlare.

 

Una domanda personale: siete scaramantici? Avete delle ritualità pre/post spettacolo?

Giulia Viana: Giacomo mi guarda ridendo perché è il più scaramantico di tutti ma noi lo assecondiamo assolutamente! Tutti i riti che ci sono nel teatro noi li seguiamo, dal non tagliare il sipario, al non fischiare, al non passare sotto le scale.

Giacomo Ferraù: il fischiare lo abbiamo un po’ sdoganato.

Giulia Viana: tutto quello che riguarda la ritualità teatrale è seguitissima da noi. Neanche la nostra organizzatrice si può vestire di viola quando viene a vedere gli spettacoli, anzi si preoccupa se sta indossando un braccialetto tendente al lilla e viene a chiederci se può tenerlo o no.

Il prossimo anno farete 10 anni… come avete intenzione di festeggiarli?

Giulia Viana: Stiamo crescendo insieme, siamo una grande famiglia, ci siamo diplomati 10 anni fa in accademia e ora siamo ancora insieme. Ci piacerebbe tantissimo festeggiare, ci sono diverse opzioni che stiamo valutando, sicuramente pensiamo di fare una grande festa ma ancora non possiamo anticipare nulla.

Invece ci anticipate qualcosa rispetto alla vostra personale all’Elfo Puccini?

Giulia Viana: Siamo molto emozionati, saranno sei giorni intensissimi. Abbiamo avuto una grandissima disponibilità da parte del teatro che ci permette, al termine di ogni replica, di creare un piccolo evento, un incontro gratuito con degli ospiti che approfondiranno le tematiche affrontate: il 6 febbraio dopo La Sirenetta ci sarà la presentazione del libro Torna. Lettere di un padre al figlio omosessuale di Stefano Antonini e ci sarà anche Camilla Lietti di Stratagemmi Prospettive Teatrali, il 7 febbraio invece ci sarà un approfondimento dal titolo “Tutelare la differenze” e interverranno il Prof. Nicola Riva (filosofia del diritto, Università degli Studi di Milano), la Prof.ssa Irene Pellizzone (diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano), il Dr. Marco Siviero (neuropsichiatra infantile, Università degli Studi di Milano). Dopo lo spettacolo Orfeo ed Euridice l’8 febbraio ci sarà l’approfondimento “Fine vita, eutanasia” e interverranno il Dr. Giacomo Orlando (vice-presidente della Consulta di Bioetica Onlus), il Dr. Mario Riccio (specialista in anestesia e rianimazione, membro del consiglio generale Associazione Luca Coscioni) mentre il 9 febbraio ci sarà Un fiore, il silenzio, coreografia in ricordo di Eluana Englaro a cura di Fattoria Vittadini. Il 10 febbraio interverrà il sig. Beppino Englaro. Infine sabato 10 e domenica 11 offriremo a tutti i bambini dagli 8 ai 12 anni che assisteranno allo spettacolo un laboratorio gratuito con la compagnia dalle ore 15.  Terminiamo gli approfondimenti l’11 febbraio con l’intervento del Prof. Gian Carlo Blangiardo (Responsabile Statistica Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità).
A tutti gli spettatori di O.Z. Storia di un’emigrazione regaleremo, grazie ad una collaborazione in atto con Librivivi, un audiolibro e l’e-book del Mago di Oz di L. Frank Baum.

Intervista realizzata da Valentina Dall’Ara

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