Intervista a Compagnia Domesticalchimia

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foto Elena Boillat

La Compagnia Domisticalchimia torna in scena a Milano con “Una classica storia d’amore eterosessuale” che sarà a Campo Teatrale dal 15 al 20 gennaio. Per l’occasione abbiamo intervistato la regista Francesca Merli e la drammaturga Camilla Mattiuzzo.

Come nasce e da dove deriva il nome Domesticalchimia? .
Francesca Merli: Ci sono due parole che compongono il nostro nome: domestica e alchimia, che suggeriscono di per sé già due significati importanti per noi. Il primo è il concetto di casa e di intimità. Abbiamo iniziato il nostro percorso lavorando proprio nelle nostre case, partorendo idee nei vari divani. La seconda parola è ‘alchimia’, ovvero la possibilità di creare una vera unione/amalgama tra i nostri linguaggi.
DOMESTICALCHIMIA ‘racconta storie scomode dal divano’, vogliamo affrontare temi scomodi che possano in qualche modo essere condivisi con il pubblico, come facevano i tragediografi dell’antichità. Gli antichi, infatti, attraverso una cerimonia di natura religiosa, cercavano di leggere la società e il loro tempo. È chiaro che per parlare degli stessi temi, ma che riguardano l’uomo di oggi, dobbiamo fare i conti con una realtà che sta mutando e con le sue leggi. Dobbiamo tener presente che la morte, l’amore e le relazioni affettive che intercorrono nella nostra famiglia e nella nostra società, non sono più le stesse, ma in continua evoluzione, perché influenzate dal nostro tempo. Speriamo di non proporre mai nei nostri spettacoli né giudizi né soluzioni, quello che ci preme è sollevare delle domande, i quesiti che attanagliano l’uomo fin dall’inizio, dalle origini appunto.

Quanti sono i membri della compagnia e come si suddividete il lavoro?
Francesca Merli: Il nucleo fondante di DOMESTICALCHIMIA si avvale principalmente di quattro artiste: Elena Boillat (coreografa e performer), Federica Furlani (sound designer e compositrice), Camilla Mattiuzzo (drammaturga) ed infine io, Francesca Merli (regista). Ruotano all’interno di questo gruppo gli attori di cui ci innamoriamo e alcuni dei quali sono già al loro terzo progetto come: Laura Serena, Davide Pachera, Massimo Scola. Persone di talento che sono entrati di fatto nel mio modo di vedere la recitazione e di fare teatro insieme. Lavorare in un gruppo così piccolo implica che ognuno di noi sia coinvolto a pieno titolo in tutte le attività della compagnia e questo crea continue contaminazioni.
Federica, violista e sound designer, l’ho incontrata più di cinque anni fa, quando ancora frequentavo l’accademia Paolo Grassi e da quel momento non sono più riuscita a non pensare a lei come una delle anime fondanti della compagnia. Elena, perfomer e artista sensibile è una guida in scena per tutti noi. Camilla, è un’autrice dalla penna arguta, sempre poco politically correct e questo è quello che ci piace di lei! Credo che ci sia un ritorno all’artigianato in teatro, questo è un bene per certi versi. Essendoci davvero così poche risorse, tutti si danno da fare per raggiungere lo stesso scopo. Credo molto nel valore del lavorare in squadra. Nella nostra società convivono molto gli individualismi, abbiamo perso il ‘senso del fare insieme’, quando ci si riesce, è inutile, si vede. Non sempre però ci si riesce…

Quali sono le difficoltà principali che una compagnia giovane come la vostra incontra nel cercare di prendersi il proprio spazio nel panorama teatrale italiano?
Camilla Mattiuzzo: Le difficoltà principali hanno a che fare con gli aspetti organizzativi e soprattutto burocratici del teatro: partecipare a bandi per ottenere residenze o contributi alla produzione, costruire una solida rete di contatti, gestire le prove, gli spazi, i tempi, le persone… insomma tutti quegli aspetti di cui una giovane compagnia deve farsi carico senza i quali, però, non si andrebbe da nessuna parte. Trovare una propria linea artistica e di linguaggio è un’altra bella difficoltà, ma è sicuramente più divertente.

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foto Elena Boillat

Dal 15 al 20 gennaio riporterete a Campo Teatrale il vostro spettacolo “Una classica storia d’amore eterosessuale”, un viaggio antropologico all’interno di una famiglia. Da dove nasce questa indagine?
Camilla Mattiuzzo: Nasce innanzitutto da alcuni interessi che io e Francesca Merli abbiamo in comune: le relazioni familiari, i rapporti disfunzionali, le rigide regole dell’amore, il disagio generazionale prolungato, la crisi dei trent’anni, il cinema, la psicanalisi, gli alieni… Questo spettacolo è molto importante per noi, racchiude un’analisi e una visione della realtà che ci accomuna, nonostante spesso le nostre idee divergano. È anche un esperimento che abbiamo fatto per mettere in atto delle modalità di rappresentazione inedite, il palco e la platea non sono più così separati: insomma, è una classica storia ma non è un classico spettacolo!

Durante lo spettacolo al pubblico viene chiesto di compilare un questionario, cosa avete raccolto finora?
Camilla Mattiuzzo: Il questionario ha una funzione particolare all’interno dello spettacolo. Più che a raccogliere informazioni serve a mandare avanti la storia. Possiamo dire che è uno dei momenti più divertenti… A questo punto, però, invece di svelare ulteriormente le cose, inviterei tutti a venire a Campo Teatrale a gennaio a vedere con i propri occhi cosa succede!

E’, invece, in costruzione “La banca dei sogni”, vincitore del bando di residenza presso il Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci. Cosa potete anticipare di questo lavoro?
Francesca Merli: Sì, stiamo lavorando a un nuovo spettacolo che si chiama La Banca dei Sogni, un progetto che lavora a stretto contatto con le persone, bussando fisicamente a casa loro, per interrogarle sui loro sogni e sulla loro dimensione notturna. Siamo partiti dal libro omonimo di Duvignaud e Corbeau, due antropologi francesi che hanno intrapreso tra gli anni 80’ e ‘90 una lunga indagine sulla dimensione onirica. Questo progetto nasce da diverse necessità, delle quali una è personale: comprendere il mio profondo problema con il sonno e l’insonnia, quindi una sorta di fascinazione sull’argomento. La seconda ragione è la forza che risiede nel racconto dei sogni. Forza che sembra essere stata dimenticata. Ora dormire sembra sia quasi la digestione tranquilla della nostra quotidianità. Il risparmio di ore di tempo che dedichiamo ad altro invece che al sonno, hanno contribuito a farci dimenticare cosa sogniamo o a non darvi troppa importanza. Vogliamo con questo progetto riflettere con le persone su come questo aspetto della nostra esistenza sia così importante. Come i sogni siano un tramite per comprendere un pochino di più la realtà che ci circonda e il nostro ‘stare’.
Quello che desideriamo è indagare il percorso dell’ attività onirica da quando siamo bambini fino a quando siamo anziani e comprendere con le persone coinvolte quali sono i tarli del nostro tempo. Una vera e propria follia, ne siamo convinti e allo stesso tempo eccitati ! Staremo a vedere.

Ringraziamo Francesca Merli e Camilla Mattiuzzo di Domesticalchimia e ricordiamo l’appuntamento a Campo Teatrale dal 15 al 20 gennaio con “Una classica storia d’amore eterosessuale”.

Intervista di Ivan Filannino

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