Il Teatro del Mondo ad Après-Coup

teatro del mondo

Il 30 novembre dalle ore 18 alle ore 22, Après-coup Arte Milano, via Privata della Braida 5, ha l’onore di ospitare Il Teatro del Mondo, progetto di Gian Luca Favetto e Leandro Agostini.

Un’occasione per presentare anche l’ultima uscita editoriale di Gian Luca Favetto con la casa editrice milanese NN Editore: Qualcosa che s’impara.

La narrazione linguistico-visiva sensoriale di Gian Luca Favetto sul tema del perdono/dono, tratta dal suo ultimo libro Qualcosa che s’impara pubblicato dalla casa editrice milanese NN Editore, in libreria dal 17 novembre, farà da fil rouge alle 24 tavole, inchiostro su cartoncino, realizzate dal Leandro Agostini.

Quattro storie, ognuna composta da 24 elementi, come le ore del giorno, in cui di/segno e parola/e danzano insieme. Macchie di Rorschach dove guardare dentro, perdersi e ritrovarsi.

IL TEATRO DEL MONDO è un progetto a quattro mani dove si incrociano poeti, artisti, filosofi, cantastorie: dentro c’è un po’ la summa del mondo reale e onirico, cantato e scritto, messo in scena e filmato. Il mondo nato prima della parola scritta, quando le parole erano segni e disegni.

Tra le parole ci sono quelle che riguardano il perdono/dono di Gian Luca Favetto, che nel suo libro, Qualcosa che s’impara, edito da NN Editore, conduce il perdono in una foresta di domande, alla ricerca di ciò che nasconde e svela questa parola antica, così mobile e difficile da afferrare. Nel suo errare, trova la colpa, il dono, la poesia. E, ancor prima, il grande rito del teatro, che dal sangue di Macbeth ci conduce alla magica leggerezza di Prospero. Di pagina in pagina, di ricordo in sogno, di eroe in eroe, l’uomo-scrittore, accompagnato dalle sue ombre, tesse un cammino prezioso, che unisce punti lontani, sospesi tra letteratura e vita, e prova a perdonare se stesso e gli altri. Parla con Cervantes e con Fitzgerald, attraversa il ponte di Mostar e quello di Brooklyn, cerca la Gerusalemme di Pasolini nei sassi di Matera, si immerge nella ferita dell’indifferenza. Ripara ricordi, sentimenti, sensazioni. E tiene insieme il tempo, le generazioni, i continenti. Le parole tornano a casa sotto forma di gesti e di respiro, e si fanno carne, per dimorare finalmente tra noi. Così, il perdono è qualcosa che si impara, perché trasforma il dolore in una storia.

Qualcosa che s’impara è un racconto in forma di libro e un viaggio in forma di tavole: un’opera che ha voce fra le pagine, sulle pareti e in chi la incontra. Finito il libro, esiste la mostra. Finita la mostra, rimane il libro. E continua.

Così il progetto, che è anche una mostra e un racconto e un ambiente e un gioco, si presenta come un grande teatro dalle pareti mobili con al centro un palco dove va in scena una Storia che appartiene a tutti, e dove tutti possono entrare e parteciparvi.

Le opere saranno in esposizione e vendita fino al 29 dicembre.

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