Il Giardino delle Esperidi: intervista a Michele Losi

Michele Losi

Olgiate Molgora, in provincia di Lecco, si appresta a vivere gli ultimi tre giorni insieme a Il Giardino delle Esperidi Festival quest’anno giunto alla sua quindicesima edizione. Le prime sei serate di festival hanno già fatto riscontrare un’ottima affluenza di pubblico anche grazie a una cartellone più che mai ricco di proposte stuzzicanti. Per conoscere meglio il festival e scoprire cosa ci attende nei tre giorni finali abbiamo intervistato il direttore artistico Michele Losi.

Come è nata l’idea di dedicare questa edizione agli alberi
Dal 2008 sempre lavoriamo sulla relazione con il paesaggio visto che ci troviamo in mezzo a un bosco e c’è una relazione forte con la natura. Quest’anno in particolare, sia per i movimenti di difesa ecologica che stanno crescendo sia per delle ricerche che stavamo svolgendo sugli alberi, abbiamo deciso di dedicare l’edizione del Festival alle piante che sono il cuore della vita sul pianeta.

Come è andata la prima parte di Festival?
Benissimo, siamo molti contenti. C’è stato tantissimo pubblico, quasi tutte le repliche sono andate esaurite e abbiamo dovuto aggiungere altri spettacoli.

Ora arriva l’ultimo weekend con diversi debutti
Esatto, venerdì ci sarà la prima di “Angst” di ScarlattineTeatro e sabato quella di “Piccola patria” di Capotrave. Abbiamo anche l’anteprima della compagnia Bolognaprocess finalista al Premio Scenario e speriamo di portare fortuna. “Medea. Live in Corinth” di Elena De Carolis ha invece debuttato da poco e da noi farà la sua seconda massa in scena. La tre giorni finale si completa con l’aggiunta di una replica di “Alberi maestri”, l’interessante “Between me and P.” di Filippo Ceredi, “TRIEB” nostra coproduzione insieme a Fattoria Vittadini. Diciamo che abbiamo un gran bel finale e anche in questo caso si preannuncia il tutto esaurito. (qui il programma completo)

Michele LosiIn un periodo in cui si investe sempre meno sulla cultura come si riesce a rimanere competitivi con un Festival per quindici anni?
Questo Festival è praticamente autoprodotto, abbiamo relativamente pochi finanziamenti pubblici. Il fatto di riuscire ad avere un’ottima risposta è dovuto al fatto che in 15 anni abbiamo costruito una forte relazione sia col pubblico locale sia con chi arriva da fuori come Milano, Como e Bergamo. Quest’anno in particolare è stato anche fatto un ottimo lavoro di comunicazione da parte del nostro ufficio stampa e il Festival ha avuto maggior visibilità rispetto agli anni precedenti. Non abbiamo ancora i dati definitivi ma al momento abbiamo il 30% in più di pubblico rispetto all’anno scorso e già questa è una buona notizia.

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