Hymne à Edith, la recensione

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Edith, scritto e diretto da Davide Strava, trova sulla scena del Teatro Libero Sarah Biacchi nei panni di Edith Piaf, calata con maestria in un monologo che snocciola, fra una canzone e l’altra, la vita turbolenta del “passerotto” di Francia, fra bordelli e strade, circhi e teatri, uomini, pazzi, donne: luoghi e volti che Edith non vive e basta ma ama.

La scena è pulita ed essenziale, resa malinconica dall’incedere incerto della protagonista.
Uno spettacolo coinvolgente, luogo d’azione di una drammaturgia originale che emoziona e pungola, senza cercare addolcire gli eccessi della cantante, mettendoli anzi in risalto, sfruttandone gli estremi, lasciando che tutta l’amarezza sgorghi nei passaggi di registro: dalla più banale conversazione, alla più stravolgente ovazione, dal lieve ricordo di infanzia al più raccolto dolore.

Una recitazione solida, voce piena e commovente quella di Sarah Biacchi, accompagnata al pianoforte dal bravissimo Alessandro Panatteri, all’occasione ironicamente nei panni di Marguerite Monnot.
Uno spettacolo da seguire, un omaggio sicuramente all’artista, alla voce, ma soprattutto alla donna in tutta la sua, sfacciatamente genuina, femminilità.

Arianna Lomolino

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