“Gli Amori difficili”: la recensione

amori difficili

Il classico che quest’anno Lorenzo Loris sceglie per il palco dell’Out Off è Gli amori difficili, del sognatore rampante Italo Calvino; una raccolta di brevi racconti che hanno come trait d’union l’amore di coppia o, per usare le parole calviniane, l’avventura amorosa.
La rilettura commuove e fa sorridere per la fedeltà all’originale, fedeltà che si riscontra fin dalle prime battute, le parole acute ed essenziali di Calvino vengono cullate qui dalla musica della giovane violloncellista Gemma Pedrini. A cambiare è il punto di vista: nella versione teatrale i personaggi si raccontano da sè, alla voce narrante si sostituisce la mano del regista. E la regia di Loris, con il solito tatto, pensa per quadri, o vignette: seziona la scena materialmente, vivendola in tutta la sua profondità, dando uno spazio ben preciso a ciascuna storia, lasciando ampio margine di movimento agli attori, i quali scivolano da un personaggio all’altro con fluenza e bravura, senza tradire la matrice stravagante del testo.

Loris trova nell’avventura di un viaggiatore (quel Federico V. che da Torino va a Roma da Cinzia U.) l’ideale avvio della pièce; cos’altro è l’amore se non un viaggio, o l’idea di quel viaggio? Gigio Alberti con generosità si spende in un turbinio di interpretazioni efficaci, drammatiche e leggere, dolcemente determinate, ma anche ossessive. Non sono da meno Monica Bonomi e Nicola Bibi Ciammarughi: nel quadretto dedicato all’avventura di due sposi regalano alla platea qualcosa di praticamente perfetto, delicatamente a metà fra il fatato e il reale.

È un altro viaggio quello che chiude lo spettacolo, quello che racconta dell’avventura di un automobilista, la stessa anche in chiusura – e non casualmente – della raccolta. La narrazione, in quest’ultima battuta, si spinge sul proscenio, i tre attori siedono davanti al pubblico, al volante, di un’ultima e infinita corsa, Alberti. Una corsa metaforica e amara che ironizza su quell’essenziale sciocchezza che consuma gli uomini e che chiamiamo amore.

Arianna Lomolino

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