Franca Viola, francamente dico no!

franca viola

Al Teatro della Cooperativa No. Storia di Franca Viola, con la regia di Alessia Gennari, porta in scena una storia importante, una di quelle che non dovrebbero essere dimenticate.

Sara Urban, sola sul palcoscenico, chiacchiera con lo spettatore di Franca Viola, la prima donna in Italia a rispondere “no” alle nozze riparatrici. La storia è semplice. In una cittadina della Sicilia, Alcamo, Bernardo, padre di Franca, decide di rifiutare il fidanzamento della figlia con il giovane mafioso Filippo Melodia. Questo, accompagnato da dodici amici, rapisce Franca, la violenta e la riporta a casa non più vergine, disonorata, costringendo la famiglia ad accettare il matrimonio riparatore per mettere in salvo l’onore. La risposta è “no”. La storia è semplice, ma come ricorda l’attrice, il modo in cui la si racconta può cambiare le cose. È certo, infatti, che portare a teatro un tema delicato e “politicamente impegnato” non sempre è cosa facile. Il testo di Chiara Boscaro decide di non rappresentare Franca in prima persona, ma solo di raccontarne la storia. La scelta, figlia di un gesto d’umiltà, è anche un sintomo di sensibilità nei confronti di una donna che non ha mai ceduto ai giornali o alle telecamere. Inoltre, la decisione della regia rinuncia in prima battuta a lanciare lo spettatore dentro emozioni forti, pronunciandosi invece con leggerezza e dimostrando la priorità di restituire una storia allo spettatore, peccando a volte di troppa verbosità, ma restituendo con tenerezza l’esperienza di un simbolo.

La scatola scenica è subordinata al predominio delle parole, gli oggetti in confronto sono irrilevanti. Il palcoscenico è semplice e semivuoto, solo una sedia e un appendiabiti. Su questo, gli oggetti appesi sono colorati con i nomi e gli anni chiave della storia di Franca. L’attrice in scena si esprime con poco pathos, ma molta gentilezza, con un imbarazzo consapevole del sentimento già tutto interno alla vicenda.
In questo spettacolo, il teatro si fa portavoce di una storia di cui non sempre si parla e che vorrebbe essere abbandonata a un passato per niente lontano. È il 1966 quando Franca dice “no”, facendo volare così la sua voglia di disubbidienza anche ad altre ragazze d’Italia: “no”, questa la voce che riscatta l’amore dall’onore tanto significativo in famiglie ancora patriarcali. Nel 1966 l’articolo 544 del codice penale acconsente al matrimonio riparatore. La violenza sessuale subita dalla donna non è un reato contro la persona, ma un oltraggio alla morale, che spetta al responsabile del peccato sistemare. Si dovrà aspettare il 1981 per abrogare l’articolo 544 e il 1996 per considerare lo stupro un reato contro la persona, o in altre parole, quelle che Franca ha detto con un “no”, per considerare la donna una persona.

Chiara Musati

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