“Fake”: intervista a Filippo Renda

filippo renda

Dal 26 novembre al primo dicembre torna al Teatro Litta “Fake” spettacolo scritto da Valeria Cavalli e Filippo Renda con quest’ultimo impegnato anche in regia e sul palco insieme ad Irene Serini. Ed è proprio a Filippo Renda che ci siamo rivolti per conoscere meglio il mondo di “Fake”

Come nasce l’idea di uno spettacolo su fake e fake news?
L’idea nasce dalla collaborazione con Valeria Cavalli: siamo partiti da un testo di Valeria che raccontava la storia della “donna più fortunata al mondo”, una donna “come tante” che giocando il primo biglietto del Superenalotto della sua vita aveva vinto il jackpot. Abbiamo deciso di mettere in discussione la storia della donna mettendo in scena un secondo personaggio che cercasse di capire se la notizia della donna potesse rivelarsi una bufala. È nata così una riflessione sulla postverità e sui nuovi modelli di informazione: ci siamo resi conto di quanto sia ormai facile rendere virali notizie fasulle e strumentalizzare l’opinione pubblica. Così lo spettacolo si è trasformato in un vero e proprio esperimento socio-scientifico che mette al centro della rappresentazione il pubblico, il quale è chiamato a interrogarsi su quali strumenti abbiamo a disposizione per intercettare una notizia falsa.

Rispetto a quando è stato scritto il testo il fenomeno le sembra aumentato o diminuito?
Il fenomeno è ormai parte integrante delle nostre vite: i social network sono un canale che media giornalmente notizie false, eccitando gli utenti che continuano a commentare e a condividere anche quando la notizia viene smentita. I canali di “shitposting” sono ormai diventati così raffinati che anche le testate di informazione più importanti faticano a filtrare le notizie reali dalle bufale.

Cosa porta la gente a credere a certe notizie?
Credo che siamo portati a credere a notizie sensazionali soprattutto per il desiderio di schierarci a favore o contro la notizia. Internet e i social sono i luoghi dell’indignazione e queste notizie ci stimolano a dire la nostra. La voglia di commentare la notizia supera il bisogno di informarci sull’attendibilità della stessa.

Viene trattato anche il tema del giornalismo, come è cambiata la figura del giornalista?
Penso che oggi il mestiere del giornalista sia davvero complicato: i giornalisti stanno ormai diventando simili a dei broker che investono sulla notizia che può fare più click. Sta sparendo sempre di più lo spazio per l’approfondimento e per l’analisi, l’informazione ha raggiunto una velocità spaventosa e il giornalista non può più permettersi il tempo di ricerca: il pensiero è stato soppiantato dall’azione.

Che ruolo avrà il pubblico?
Il pubblico si potrà godere lo spettacolo, non avrà immediatamente un ruolo attivo. Soltanto alla fine dello spettacolo si troverà, solo se lo vorrà, a intervenire attivamente sulla fruizione.

Sul palco stavolta ci sarà Irene Serini, come è stato il lavoro con lei?
Irene è un’attrice che ormai conosco molto bene, ma devo dire che questa volta ha dimostrato una versatilità stupefacente: chi la conosce rimarrà sorpreso dalla sua interpretazione. Sono stato fortunato, perché sia nella scorsa che in questa edizione ho potuto godere di due compagne di scena straordinarie, con cui posso instaurare un rapporto di complicità durante tutta la messa in scena.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
Sto lavorando con la mia compagnia a una nostra versione di “Alcesti” di Euripide. Lo spettacolo, prodotto da MTM, sarà in scena a marzo al Teatro Leonardo, ma siamo già al lavoro da tre mesi. Anche il progetto su Fake andrà avanti con un secondo capitolo, che continuerà a interrogarsi sul ruolo dei new media nelle nostre vite: questa volta metteremo al centro la generazione dei ventenni e sarà per me l’occasione di collaborare con Stefano Cordella anche sul palcoscenico. E poi… tanto altro!

Grazie mille a Filippo Renda e rinnoviamo l’appuntamento con “Fake” al Teatro Litta dal 26 novembre al primo dicembre.

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