Erodiàs, il Testori più feroce

Foto di Lorenza Daverio

L’Erodiàs di Giovanni Testori non si presenta come una vera e propria narrazione: è pura parola, gesto, fisicità. L’amante di Erode, Erodiade, in questa versione poco ortodossa, spinge sì la figlia Salomè a tagliare la testa di Giovanni Battista, ma non per l’astio nei confronti del predicatore di cui parlano i vangeli, bensì per l’amore furioso nei confronti di lui che la respinge. Le due figure appaiono sovrapposte, fino al prevalere del monolgo della regina, e il Battista finisce per ridursi a un fallo.
La potenza scenica di Federica Fracassi è dirompente, l’impasto testoriano è preso da lei per le corna e ammansito in una recitazione elegante, femminile al punto di non conoscere volgarità. Fracassi riesce anche ad intervenire sul testo, cauta e rispettosa, fa spallucce all’Erodiade di Testori e alla più nota Salomè di Oscar Wilde, e aspetta Jokan.

La scenografia dialoga con l’attrice, con la quale si scontra-incontrandosi in un quasi divertito gioco di luci. Gli sfondi musicali amplificano i movimenti, creando una sorta di eco, battendo il tempo delle emozioni. La regia di Renzo Martinelli, suppur con qualche scelta eccentrica, mostra dedizione e scrupolo nella cura con cui tocca la precisione della scena. Un testo astruso, traboccante di dolore che plasma emotività e sensualità, fondendo tradizioni e immaginazione. Testori è anche fastidioso, irriverente; se non sapete trovare della san(t)ità nella blasfemia, allora non fa al caso vostro. Altrimenti godetevi, a Teatro i, una prova di sfrontata e integra passionalità.

Arianna Lomolino

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