Due sorelle per sempre, due vite spezzate

Sorelle per sempre
Foto di Arianna Aragno

Lo Spazio Tertulliano chiude la stagione 2014/2015 con uno spettacolo drammatico, intenso, coraggioso, coinvolgente e a tratti inquietante. Ispirato al famoso film del 1962 “Che fine ha fatto Baby Jane?” con le strepitose Joan Crawford e Bette Davis, dirette da Robert Aldrich, “Sorelle per sempre” è uno spettacolo che ti costringe a guardarti dentro e a considerare le dinamiche presenti all’interno della tua famiglia, della tua casa, e a chiederti se questa storia non sia poi così assurda, così ai limiti.

Non ci si può non domandare se non ci sia anche nella nostra “normale” quotidianità qualche aspetto del rapporto profondo e conflittuale esistente tra le due sorelle. Quella tra Blanche (Joan Crawford) e Jane Hudson (Bette Davis) è una storia di gelosia e competizione, nata in famiglia dall’influenza profonda di un padre dominante e trasformatasi poi, in età adulta, in depressione per Jane e rivalsa dipendente per Blanche. L’evento culminante della vicenda è il drammatico incidente che spezza definitivamente le loro vite e le rinchiude in una prigione mentale alimentata dal risentimento reciproco, dalla solitudine, dalla follia, dai sensi di colpa, dalla rabbia e dalla frustrazione. Una sorta di mistero aleggia nell’aria riguardo ai fatti di quel tragico giorno, che cosa è realmente accaduto? E perché le due sorelle non fuggono da quella prigione, perché non si separano e non cominciano una nuova vita altrove?

Forse a causa della mentalità diffusa a quel tempo, oltre all’educazione ricevuta in famiglia dove la madre era una figura senza carattere dominata dalle esigenze di un marito che pensava solo a mettere a frutto le doti artistiche della figlia piccola, Baby Jane, lasciando completamente in ombra la di poco maggiore Blanche. Quest’ultima iniziava già allora a covare rancore ed invidia verso la sorella, sentimenti che, in età adulta, si sarebbero trasformati in odio e autolesionismo, e probabilmente in dipendenza da essi stessi.

Inoltre questi genitori non hanno mai insegnato alle due ragazze ad essere indipendenti, non hanno favorito la loro crescita personale autonoma e il risultato è stato renderle inabili a vivere separatamente, quasi che le loro personalità necessitassero di specchiarsi una nell’altra per confermare la propria esistenza. Legate da un legame indissolubile, incapaci di essere felici, forse anche di chiedersi quale fosse il significato della parola felicità, senza gli strumenti per iniziare una relazione profonda con un compagno, le due donne sono preda solo dei loro sentimenti di odio e di rivalsa agli occhi di un padre ormai fantasma che ha condizionato tutta la loro esistenza.

Vittime di queste dinamiche familiari infantili, sanno solo cadere sempre più giù nel pozzo profondo che si scavano ogni giorno con le loro stesse azioni e parole. È così che ci accolgono in scena Paola Giacometti e Monica Faggiani, quasi 30 anni dopo il drammatico incidente che ha cambiato le loro vite, con una Chantal Brooks (Blanche) e una Lilly Puh (Jane) invecchiate e consumate da una vita triste, intrisa di disprezzo e di rancore; in una chiave moderna le due attrici interpretano con intensità e passione queste due figure oscure, sofferenti, consumate dentro. Ma cosa è accaduto il giorno dell’incidente?

Raggiunta l’età adulta, Blanche realizza il suo sogno e diventa una famosa attrice mentre Jane non lavora più da molto tempo, legata alla sua immagine di ragazzina prodigio e incapace di costruirsi un nuovo ruolo da artista matura; cade quindi in depressione, diventando preda dell’alcol. Blanche cerca di aiutarla, di farla lavorare nei suoi film, ma il comportamento problematico di Jane le causa solo complicazioni e rischia di danneggiare la sua carriera; la situazione precipiterà definitivamente la sera in cui avverrà l’incidente d’auto che causerà la rottura della spina dorsale di Blanche e la costringerà su una sedia a rotelle per il resto della sua vita. È Jane che l’ha investita, ubriaca e incapace di capire cosa stava facendo? O la verità è un’altra?

Uno spettacolo forte, toccante, con tratti noir; due attrici interessanti Monica e Paola, coraggiose in questa prova attoriale nella quale si misurano, giorno dopo giorno, con entrambe le figure nel gioco dello scambio dei ruoli. Seguitele nel loro percorso professionale, vi potranno riservare delle belle sorprese.

Olga Bordoni

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