Domani mi alzo presto, ma con calma

Domani mi alzo
Foto di Serena Pea

La realtà degli spazi off milanesi sta finalmente prendendo piede, colmando lentamente un vuoto sistemico che soltanto dieci – quindici anni fa sembrava inesorabilmente destinato a rimanere tale nei secoli dei secoli – amen. A Roma ci sono sempre state (e ci sono tutt’ora) decine di “cantine” che spesso hanno svezzato altrettanti ottimi teatranti. Ma a Milano la situazione è sempre stata più barcollante.

Ora, finalmente, grazie anche all’opera difficoltosa e appassionata di piccoli teatri come l’aggressivo e ospitale Linguaggi Creativi, è possibile imbattersi in alcuni spettacoli piccoli nel budget ma alti nella qualità, come questo DOMANI MI ALZO PRESTO della Compagnia Amor Vacui, sostenuta dal Teatro Stabile del Veneto.

Un’elaborazione drammaturgica collettiva come nella tradizione avanguardistica (un ossimoro!) degli anni ’60 e ’70, che oggi però rinuncia all’insostenibile autoreferenzialità in favore di un gioco circolare di trasmissione emozionale artista – pubblico – artista.

Il flusso di immedesimazione è costante. I cinque Amor Vacui (anche se in scena ne vediamo solo tre) hanno studiato molto bene le dinamiche ritmiche e drammaturgiche sia della tradizionale commedia all’italiana sia della più recente commedia anglosassone e le hanno fuse insieme ad un immaginario televisivo e virtuale, raccontando con sapiente calibro la generazione della tecnologia e della procrastinazione. Come si legge nel programma di sala, “domani mi alzo presto è una promessa da fare ogni sera e da disattendere ogni mattina”.

Non siamo nelle zone già battute in tempi recenti dagli ormai affermatissimi Carrozzeria Orfeo, ma l’operazione dei Vacui per alcuni aspetti le ripercorre. Qui manca una storia vera da raccontare ma c’è in più un disegno di vita generazionale che procede per episodi, come una serie tv, la cui sigla di apertura è il suono di una sveglia che proviene dal pc e la cui sigla di chiusura è la luce che si spegne su un’altra giornata buttata via, senza aver mantenuto i reiterati propositi della notte precedente.

Ci si ribalta dalle risate, per dirla con cinque parole. Dall’inizio alla fine, senza ritegno. E questo accade perché ciascuno di noi, in ogni istante, si riconosce nei goffi tentativi di dare un senso al quotidiano, nella rincorsa sempre più pigra ad un progetto che non verrà mai inviato, ad un esame che non verrà mai sostenuto, ad un provino a cui non ci si presenterà. Il ritmo è vertiginoso, l’intesa tra i tre ragazzi è, talvolta, davvero sorprendente. Il testo non cede mai al divertimento troppo facile, alla battuta rozza o scontata e conquista minuto dopo minuto la platea

Insomma, un lavoro davvero meritevole (come previsto nella segnalazione all’interno della rubrica “Una settimana spettacolare – n° 4), reso ancora più efficace dal luogo di rappresentazione scelto, il piccolo e raccolto Linguaggi creativi, perfetto per farci immaginare di essere davvero nell’appartamento che i tre coinquilini condividono. Li aspettiamo al varco di prove più strutturate e meno giovanili, ma per adesso circolettiamo di rosso il nome di questo gruppo perché c’è il sospetto concreto che ne sentiremo parlare.

Massimiliano Coralli

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