Di fresca fanciullezza

fresca

Al Teatro Franco Parenti Giuseppe Battiston si esibisce, accompagnato dalle musiche dal vivo e dall’ironia di Piero Sidoti, nella ricreazione dell’atmosfera di Casarsa, scandita dalla recitazione energica e sentita delle poesie di Pier Paolo Pasolini.

La drammaturgia di Renata M. Molinari si impegna nel restituire l’ambiente friulano tanto amato, nei luoghi e nei volti, ma soprattutto nella parola dialettale e autentica, ancor più cara al Poeta, poiché capace a “dire di sentimenti alti”.

La regia di Alfonso Santagata anima questa parola attraverso una scena profonda, giocata sulla proiezione in secondo piano delle ombre; i mutamenti stessi della scena si vengono a creare spontaneamente dalle mani degli attori.

L’interpetazione energica e ilare di Battiston è precisa nella volontà di restituire il primo Pasolini delle Poesie a Casarsa; sia nella ferma scelta linguistica, che nella poeticità insita nella stagione della fanciullezza, spazzata via certamente dalla guerra, ma anche, e inevitabilmente, dal passaggio all’età adulta – si viene a prefigurare così quell’incontro coi Ragazzi di Vita nella Roma del dopoguerra che tanto appassioneranno il poeta.

Le musiche originali di Sidoti danno quel tono di lieve giocosità che ha a che fare con il ricordo della perduta infanzia, con il piacere stesso di ricordare e raccontare il ricordo stesso, non senza chiare punte di disperata malinconia. I passaggi naturali da un polo all’altro conferiscono alla scena un ritmo colorato, insieme alla musicalità delle voci e dei movimenti sempre ben aderenti al testo.

Uno spettacolo pronto a girare per i teatri italiani, e anche se Pasolini forse è da leggere in solitaria riflessione, speriamo che questo possa essere un pretesto per (ri)leggerlo, oltre che per ascoltarlo.

Arianna Lomolino

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