“Con-tacto” intervista a Paola Giacometti

paola giacometti

“Con-tacto” debutta il 7 giugno allo Spazio Avirex Tertulliano. Ne abbiamo parlato con Paola Giacometti, attrice e regista dello spettacolo pensato insieme a Osvaldo Roldàn.

Come nasce “Con-tacto”?
Mi sono chiesta come mai ci fosse una grande voglia di andare a ballare il tango aldilà della bellezza del ballo in sè. Cosa spinge una donna ad andare in milonga, farsi scegliere da uno sconosciuto e ballare con lui. La risposta è stata proprio la ricerca del contatto, una sorta di ritorno alle origini in un’epoca in cui sono i social a farla da padrona e i rapporti umani sono diventati virtuali. Ne ho parlato con Osvaldo Roldàn che è stato il mio primo maestro di tango. Avevamo entrambi il desiderio di proporre uno spettacolo che parlasse della filosofia del tango senza che uscisse il solito spettacolo coreografico. E’ un progetto semplice, ma ambizioso che vuole riuscire a trasmettere l’ascolto dell’altro, parte fondamentale sia del tango che del teatro.

Come si è formato il cast di questo spettacolo?
Con Osvaldo ne parlo da anni, ma l’estate scorsa abbiamo messo le basi vere e proprie per trasformare in realtà la nostra idea. Oltre a noi due servivano altri due interpreti così abbiamo trovato Yudel Collazo con cui ho lavorato in Erotica Linea Gotica, un ragazzo cubano ricco di talento bravo come ballerino e attore, e Chiara Anicito che conosco da tanti anni e con la quale ho fatto tantissimi spettacoli insieme.

In “Con-tacto” si parla anche della dittatura argentina, che tipo di ricerca storica hai dovuto fare?
Ho dovuto studiare tantissimo. Partiamo dalla dittatura di Videla e ho letto molte testimonianze a riguardo, c’è tutto un discorso storico che non andava trascurato. Quando andai in argentina nel 2009 visitai l’ESMA, la scuola per la formazione degli ufficiali della marina argentina di Buenos Aires che durante la dittatura si trasformò in prigione. All’epoca non sapevo quasi nulla di quel periodo della storia argentina, ma avevo un amico che mi ha raccontato ciò che successe in quei luoghi. Non volevo che questo diventasse il fulcro dello spettacolo, ma che fosse presente nell’atmosfera.

Raccontaci invece la tua personale passione per il tango
E’ nata proprio prima del mio viaggio in Argentina, la mia compagna di avventura mi disse: “Non vorrai venire in Argentina senza saper ballare?”. Così feci 4 mesi di lezioni prima di partire, mi sembrava tantissimo, ma oggi, dopo 9 anni, mi rendo conto che è un ballo molto complicato e non si finisce mai di imparare.

Dopo “Con-tacto” non avrai tempo di riposare perché il 14 giugno tornerai al Teatro Libero con “Dove crescono le ortiche”.
Non solo, in mezzo presenteremo, al Teatro Martinitt, il nuovo spettacolo “(S)pie in missione” che andrà in scena la prossima stagione. L’11 giugno lo presenteremo con una scena di 5 minuti al Martinitt e il giorno dopo al Castello Sforzesco. Poi al Libero dal 14 al 19 con “Dove crescono le ortiche” insieme a Monica Faggiani e Justine Mattera, uno spettacolo a cui siamo molto affezionate e che piace molto al pubblico. Raccontiamo la storia poco conosciuta delle parenti cadute in disgrazia di Jacqueline Kennedy.

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