Recensione: “Io Pindaro e Lapalisse”

pindaro

In apertura alla stagione 2019-2020 di Campo Teatrale, è andato in scena lo spettacolo Io, Pindaro e Lapalisse, scritto e diretto da Riccardo Sirignano e interpretato da Daniele Locci, Kabir Tavani e Simone Formicola.

Nella presentazione lo spettacolo viene definito come “commedia psicologia”, poiché si tratta di un viaggio all’interno della mente umana e delle suoi molteplici aspetti e componenti: protagonista del racconto è Io, un ragazzo ossessivamente tormentato da dubbi e incertezze, il cui maggiore ostacolo è per l’appunto l’incapacità di prendere decisioni, il suo unico appiglio sicuro è la propria identità: “io sono Io” afferma con certezza e orgoglio. Io è accompagnato dai fedeli amici e consiglieri Pindaro, estremamente idealista, e Lapalisse, più razionale e pragmatico; i due cercano i tutti i modi di aiutare il ragazzo, in modo a tratti materno, nella titanica impresa di affrontare il mondo esterno, spronandolo e proteggendolo da ciò che potrebbe recargli dolore, combinando più che altro pasticci e incomprensioni.

Io si trova in balia dei discorsi dei due amici, talmente opposti e soffocanti, che lo portano alla confusione più totale e di conseguenza ad allontanarsi da essi. Tuttavia Pindaro e Lapalisse vanno oltre il rifiuto e continuano ad aiutare il ragazzo anche da lontano, perché Io senza i suoi due strambi compagni di viaggio Io non riesce a proseguire.

Tale spettacolo risulta essere una brillante metafora di ciò che accade nella mente umana, di cui Io ne è il rappresentante, perennemente in tensione tra un romantico idealismo di Pindaro e la razionalità pragmatica di Lapalisse. Sul palco viene raccontata la difficoltà dell’esistenza, emblema della nostra epoca, poichè non si è più sicuri di nulla, neanche della propria identità; in una moltitudine di pensieri assordanti e contrastanti si fa fatica a percepire la propria voce, il proprio Io. L’altro, l’esterno, mette in crisi poiché intimorisce e attrae allo stesso tempo, portando ancora più confusione e incertezza. Tuttavia, il desiderio di uscire da sé è più forte e spinge l’essere umano (come poi Io fa realmente) a muoversi, cercando di fare ordine nel proprio mondo interiore, ascoltandosi e affrontando le proprie paure, fino a scoprire che l’Altro in realtà è molto più simile di quanto si pensa.

Lo spettacolo risulta essere molto piacevole, in un susseguirsi di situazioni esilaranti che accompagnano il testo dal significato molto profondo, come analizzato nelle righe precendenti: ogni movimento pare studiato nel minimo dettaglio, rendendo così la rappresentazione dinamica e scorrevole. Il lavoro d’interpretazione degli attori è davvero ottimale, poichè ogni personaggio è stato ben caratterizzato sia per quanto riguarda la fisicità (tono di voce, movimenti e linguaggio del corpo) sia per la psicologia, in modo da porre di fronte allo spettatore individui certamente non reali, ma assolutamente credibili.

Lo stile della rappresentazione è minimale, la scenografia è inesistente se non per pochi semplici elementi, poiché si vuole dare più attenzione ai personaggi e alle loro vicende, in linea con la piega che ha preso il Teatro negli ultimi anni: concentrarsi sul contenuto e non sulla forma.
In generale si tratta di uno spettacolo davvero interessante, non a caso è una delle opere vincitrici di Theatrical Mass 2019, che riesce a trattare tematiche profonde con un liguaggio comico e leggero, lasciando allo spettatore spunti per una riflessione sull’esistenza umana. Ci si augura di poterlo rivedere presto sulla scena milanese.

Francesca Parravicini

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