“Buon anno, ragazzi”, la recensione

La commedia Buon anno, ragazzi scritta da Francesco Brandi, anche protagonista, è un bell’esempio di scrittura contemporanea, fresca, milanese, per contestualizzazione, ma aperta.

La scena è un interno domestico borghese; il rivestimento morbido delle pareti trasmette l’idea di una casa all’interno della quale sembra non poter succedere niente.

Una coppia di genitori mondani, ma ancora in fondo complici, un’ex fidanzata attrice che lascia il protagonista con una figlia di cui prendersi cura, e l’amico che non può fare a meno di avere un posto in cui sentirsi a casa insieme a qualcuno.

Il momento del confronto arriva proprio il giorno di capodanno, quel giorno in cui alcuni vorrebbero essere dimenticati dal mondo, come Giacomo, che davanti al suo pc si prepara ad avere un po’ di pace, ma tutti sanno sempre dove trovarlo e il campanello non tace; e la commedia brillante improvvisamente svolta, tingendosi di poliziesco.

Si ride con Buon anno, ragazzi, e non si ride poco, la regia di Raphael Tobia Vogel è solida e ben congeniata in sintonia con l’impianto drammaturgico, merito anche del cast che, oltre all’autore attore, vede in scena un Sebastiano Bottari, amico invadente dal cuore grande, Daniela Piperno e Miro Landoni, i genitori di Giacomo, buffa coppia, decisamente realistica nella sua assurdità, e, infine, Camilla Semino Favro, la madre snaturata, la donna che scappa, l’incredibile rivolgimento della sua vita. Giacomo, specularmente, è un padre solo, un insegnante, rassegnato a non realizzare il sogno di diventare scrittore, un figlio, costretto al sostegno economico della famiglia.

Stereotipi o no il lavoro funziona con precisione e brio, tanto negli elementi riconoscibili quanto in quelli più inaspettati, fra una risata e una battuta, che rivelano attenzione alla caratterizzazione personaggi, ci si avvicina alla risoluzione, lasciandosi un anno alle spalle (e una stagione teatrale), sperando di essere pronti per l’anno nuovo.

Arianna Lomolino

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