Le Assassine si confessano

Assassine

Cinque attrici e cinque assassine, un legame così stretto che diventa difficile separarle. Il 3 giugno è andato in scena in anteprima nazionale “Assassine”, spettacolo scritto da Tobia Rossi e diretto da Manuel Renga. Un grande successo che torna al Teatro Libero dal 14 al 21 ottobre.

Recentemente abbiamo intervistato l’autore Tobia Rossi e abbiamo scoperto che la scelta dei personaggi non è stata sua bensì delle cinque attrici che hanno fatto mille ricerche per scegliere l’assassina che più le si addiceva. Ed è proprio alle attrici Monica Faggiani, Paola Giacometti, Elena Ferrari, Silvia Soncini e Chiara Anicito che la redazione di MilanoTeatri.it si è rivolta per saperne di più sui loro personaggi e sul come sono stati scelti.

Ecco cosa ci hanno risposto le cinque ragazze

Monica Faggiani_Erzsebet BathoryMONICA FAGGIANI interpreta ELIZABETH BATORY

Considerata la peggiore assassina seriale della storia Elizabeth Bathory soprannominata la Contessa Sanguinaria, seviziò e uccise presumibilmente più di 600 fanciulle. Lo scopo era preservare la sua bellezza facendo dei veri e propri lavacri con il sangue delle vittime.

Il fascino di questa donna risiede da una parte nella sua crudeltà: le sue torture, i suoi atroci delitti lasciano storditi la prima volta che si leggono. Ma un motivo sicuramente fondante risiede nella sua attualità. La Bathory ha fatto tutto quello che ha fatto per preservare “il suo incarnato morbido e candido” (come dico nello spettacolo), per non soccombere al tempo, in qualche modo per trovare un immortalità terrena.
Cosa c’è di più attuale di questa ricerca ossessiva?
Cosa c’è di più attuale che tentare, ad ogni costo, di rimanere giovani e belle?
La Bathory ha creduto con il sangue di trovare la sua strada ed “è diventata un mostro per non essere un mostro”.
Da ultimo mi ha colpito la sua fine: scoperta non ha più detto una parola. Mai. Neanche al processo. Rinchiusa prima di lasciarsi morire di fame mi piace pensare che al riparo da specchi e da sguardi indagatori sia riuscita finalmente a trovare pace.

Nello spettacolo questo personaggio, per una azzeccata intuizione dell’autore assecondata dal regista, gioca alla donna frivola e leggera, per poi nel suo monologo mostrare tutto il Male che è in lei. Ed io gioco con lei facendone di primo acchito un personaggio, leggiadro, quasi dolce che svela però a poco quello che si nasconde dietro il suo malizioso sorriso.

Elena Ferrari_Belle GunnessELENA FERRARI interpreta BELLE GUNNESS

Belle Gunnes attirava i suoi pretendenti con degli annunci per cuori solitari. Da questi si faceva dare tutto il denaro che avevano e poi li ammazzava a colpi d’ascia e infine li seppelliva nel porcile dietro casa. 40 vittime accertate. Riuscì a scappare inscenando un incendio nella sua fattoria e lasciando il cadavere di una donna senza testa al suo posto. Non fu mai ritrovata.

La scelta di questo personaggio è nata un po’ dal fatto che io ho molto indagato, soprattutto in un mio spettacolo, il tema della violenza contro le donne. Mi è venuto quasi naturale voler affrontare questo tema scambiando i ruoli. Lei infatti uccideva solo uomini. Una specie di Barbablù al femminile.

 

 

Silvia Soncini_Leonarda CianciulliSILVIA SONCINI interpreta LEONARDA CIANCIULLI

Leonarda Cianciulli, di origini campane, si trasferì a Correggio in provincia di Reggio Emilia con marito e figli in seguito al terremoto che colpì le regioni della Campania e Basilicata nel 1930. Poco dopo il marito lascerà la famiglia perché alcolizzato e nullafacente, la Cianciulli si arrangia come può facendo la cartomante, mercatini, interessandosi di magia nera.

Su 17 gravidanze solo 4 figli le sopravviveranno e la Cianciulli era convinta che fosse opera di un maleficio della madre. Una notte le appare in sogno la Madonna che le dice che se non sacrificherà delle vittime i suoi figli moriranno. Il resto è storia…

Io sono di Reggio Emilia e anche se sono nata alcuni anni dopo la morte in manicomio della Cianciulli, sono cresciuta con il suo mito popolare, questo è il motivo che mi ha spinto a proporre alle ragazze (alcune non la conoscevano) questo personaggio oltre al fatto che ero affascinata dall’idea di lavorare su una figura così lontana da me, sia socialmente che anagraficamente.

 

Chiara Anicito_l'Angelo della MorteCHIARA ANICITO interpreta S.C. L’ANGELO DELLA MORTE

 

S.C. ribattezzata L’angelo della morte è una giovane e carina infermiera. Uccide in silenzio, nessun rumore, nessun grido. La sua arma è una semplice puntura vuota, o meglio piena d’aria. E così i suoi pazienti speranzosi di una cura, ricevono la morte.

Come raramente accade in teatro, in questo spettacolo ho avuto la possibilità di scegliere il personaggio da interpretare, essendo un progetto che in primis nasce da noi 5 attrici.

Ho scelto di interpretare l’angelo della morte, perché mentre leggevo di lei mi si è aperta una ferita personale; qualche anno fa sono stata per quasi due mesi in ospedale ad assistere mio padre e ho conosciuto diversi infermieri, ma soprattutto persone in gravi condizioni e parenti disperati Il pensiero che un’infermiera possa essere un’assassina mi ha da subito colpito, inquietato e particolarmente incuriosito.

assassinePAOLA GIACOMETTI interpreta ILSE KOCH
Ilse Koch, nata a Dresda nel 1906, era la moglie di Karl Otto Koch, il comandante del campo di concentramento di Buchenwald (dal 1937 al 1941) e di Majdanek (dal 1941 al 1943). Conosciuta anche come la “strega di Buchenwald” , Cagna di Buchenwald (“Buchenwälder Hündin”) e “donnaccia di Buchenwald” (“Buchenwälder Schlampe”), la iena di Buchenwald (“Hyänen von Buchenwald”), dagli internati per il suo crudele sadismo e immoralità riguardo ai prigionieri.
Scuoiava i tatuaggi sulla pelle umana degli internati uccisi nei campi per farne paralumi e pare che la sua tavola fosse imbandita con pelle di teschi umani mummificati.
Mi sono avvicinata al personaggio di Ilse Koch perché quel periodo storico ha sempre suscitato in me un interesse e una curiosità particolari. L’idea di interpretare una sadica e perversa nazista mi spaventava ma contemporaneamente mi affascinava dal punto di vista attoriale. Se in un dialogo surreale io avessi confessato a Ilse le mie piccole perversioni sessuali di sicuro, si sarebbe fatta una bella e “sana” risata.

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