L’ultimo DonChisciotte. Il Sognatore

Cavaliere dalla triste figura
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Contrariamente a quanto promise CERVANTES, ovvero di offrire un’opera: “pulita e ignuda, senza caterva degli usitati sonetti, epigrammi, od elogi”, L’ULTIMO DONCHISCIOTTE IL SOGNATORE (in scena dall’undici al quindici gennaio allo SPAZIO AVIREX TERTULLIANO per la regia di Isabella PEREGO) si apre con i versi dell’ ARIOSTO: “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…”. 

Una trasgressione che la COMPAGNIA PUNTO TEATRO STUDIO opera per introdurre la metamorfosi di ALONSO QUIJANO. Un immenso amore per la scrittura e per la lettura che si trasforma in uno stato di allucinazione permanente.

Un mutamento portato a termine su un palco essenziale  dove Francesco ERRICO, Andrea LIETTI e Daniela QUARTA danno corpo ai sogni del “Cavaliere dalla triste figura”.

Il DONCHISCIOTTE si nomina CAVALIERE DELL’ETERNA GIOVENTÙ’ indossando un favoloso pastrano  che ne cambia atteggiamento e carattere. Lo stesso succederà al buon Sancho PANZA una volta indossata l’analoga giacchetta.

Sancho il compagno di sempre, quello che è costantemente alla ricerca delle borracce di vino e di un posto dove dormire, scorta l’Hidalgo in cambio di pochi ciuffi d’erba.

I fini dell’impresa gli sono ignoti o, forse, non li intende.

Asseconda i deliri del condottiero poi, suo malgrado, ne diventa oggetto ed infine, di fronte ad una delle più grandi ingiustizie possibili, comprende il disegno finale del DONCHISCIOTTE e decide di esserne partecipe.

DULCINEA  questa volta si palesa al cavaliere errante e lo accompagna nel viaggio rinfrancandolo ed ispirandolo. Lei gli parla con la voce di un amore che solo lui può sentire. Un amore così profondo e vasto da doverlo esprimere con tutti i linguaggi teatrali possibili.

L’energia che si sprigiona dalla scena, oltre che evidenziare le doti attoriali degli interpreti, amplifica situazioni e concetti assistendo il pubblico nei passaggi più ardui della vicenda.

La storia dell’eroe delle Mancia è destrutturata, i valori in essa contenuti sono distillati e ridistribuiti su un nuovo percorso in cui immagini e parole (da Michelangelo a Guevara da Hikmet a Testa) ricollocano gli eventi originali del racconto in contesti a noi temporalmente contigui e culturalmente affini.

Una scenografia scarna ma straordinariamente efficiente (Paola Togella) e fantasmagorici costumi (Francesca Biffi) sono l’ultimo ingrediente di questo anacronistico DONCHISCIOTTE che mantiene, nel nostro tempo pragmatico e poco incline agli ideali (e alle ideologia), un’essenza rivoluzionaria e sognatrice.

“Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.”

Roberto De Marchi

 

Arancione

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